Storia dei dreadlocks

Storia dei dreadlocks

Sei qui: Home page > Tutto sui dread > Storia dei dreadlocks

Benvenuto nella pagina sulla storia dei dreadlocks di Dreadhead Italia.

ETIMOLOGIA: non è chiaro da dove derivi la parola “dreadlock”. Tradotta significa ciocche/boccoli del terrore/timore, il che potrebbe riferirsi al senso di “dread” (timore) per Dio, spesso menzionato dai Rastafariani e da altri Cristiani; quindi non è affatto escluso che “dreadlock” sia un termine Rastafariano, ma non c’è nessuna prova a dimostrarlo. Un’altra teoria sostiene che chi indossava questa capigliatura aveva fatto “paura” (dread) a qualcun altro che poi ne ha scritto o parlato. Forse personaggi che vivevano in uno stato semi-selvaggio hanno spaventato gente pettinata di città?


I dread nell’antichità: testimonianze figurative

I dreadlocks sono ciocche di capelli che con il tempo si sono compattati tra loro fino a formare matasse tubolari a mo’ di corde. Questo succede spontaneamente lasciando i capelli crescere senza essere pettinati, il che vale per tutte le etnie e per tutti i tipi di capello.

Secondo la logica, quindi, la storia dei dreadlocks è iniziata con la nascita dell’uomo.

Però, se parliamo di testimonianze figurative dell’uso dei dreadlocks, le prime ci arrivano solamente da 3600 anni fa, con questo affresco nell’isola di Santorini, Grecia, raffigurante dei lottatori con i dreadlocks.

Storia dei dreadlocks su Dreadhead Italia: Lottatori dell'isola di Santorini
Lottatori dell’isola di Santorini, affresco di 3600 anni fa

Le età del bronzo e del ferro hanno fatto arrivare a noi molte raffigurazioni come questa. Ad esempio pare che tra gli Egizi, i Sumeri e altre popolazioni, molti portassero i dreadlocks. Però è difficile distinguere i dread dalle trecce in raffigurazioni abbastanza elementari come questa qui sopra. Si dice anche che i dread siano stati trovati su mummie egiziane, ma non ho trovato nessuna foto.

Questi invece mi sembrano inequivocabilmente dread:

Storia dei dreadlocks su Dreadhead Italia: Statua greca con dreadlocks

kouroi come questo, singolare kouros (κοῦρος – ragazzo, plur. κοῦροι), sono sculture greche del periodo arcaico, la cui origine si colloca intorno alla metà del VII secolo a.C. – da Wikipedia. Pare che più della metà dei kouroi che ha resistito fino a noi abbia i dreadlocks.

Nella storia dell’uomo si trovano tantissimi reperti come questo, raffiguranti (presumibilmente) dreadlocks.

Testimonianze scritte: i testi sacri

Passiamo ora alle testimonianze non-figurative della storia dei dreadlocks, in particolare quelle legate alle scritture sacre, che ci permettono di andare molto più indietro nel tempo rispetto a statue e affreschi. La prima testimonianza scritta di dreadlocks ci viene fornita dai Veda, I testi sacri induisti, che descrivono Shiva portare i dreadlocks, chiamati “Jata” o “Jaata”. Molti “naga”, ovvero asceti seguaci di Shiva, portano ancora oggi i loro Jata. Questi Jata hanno funzioni legate all’energia spirituale di chi li porta. I santoni chiamati Sadhu, che è possibile vedere in India e in Nepal gironzolare con aria sorniona, accolti sempre con benevolenza, portano i loro dread accrocchiati sulla testa.

Storia dei dreadlocks su Dreadhead Italia: un sadhu nel tempio a Pashupati
Un sadhu in un tempio dedicato a Pashupati, incarnazione del dio Shiva come signore degli animali – Krish Dulal / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)

La Bibbia ci offre un’altra testimonianza scritta, che viene citata nelle fonti in inglese della storia dei dreadlocks. In un passo dell’amico Testamento Sansone perde la sua forza quando gli vengono tagliati i capelli. Nelle versioni in inglese i capelli vengono chiamati locks, e per gli anglofoni questo significa dreadlocks, ma potrebbe semplicemente essere una discrepanza nelle traduzioni della bibbia.

Il ruolo spirituale dei capelli e dei dread

Comunque, dread o meno, i capelli rivestono spesso un ruolo nella spiritualità dell’essere umano. C’è spesso la credenza che i capelli siano un’estensione del nostro sistema nervoso e che rafforzino anche l’energia spirituale della persona che li porta. A volte regalano addirittura poteri paranormali, fungendo da antenne, per captare le intenzioni altrui prima che vengano esternate. In questo senso sono ottimi per guerrieri e cacciatori. Si dice che questo sia il motivo per cui gli indiani d’america portavano i capelli lunghi, e anche il motivo per cui erano così abili a muoversi nella natura.

Molti credono che la forza vitale, detta anche “qi” (leggi “CI”) o “prana”, fuoriesca involontariamente dal corpo passando per la sommità della testa, e tenere i capelli o i dread acconciati sul cucuzzolo previene o ritarda la fuoriuscita. Questo rende la persona più forte, mentalmente, spiritualmente e fisicamente. In alcuni popoli, lo sciamano porta i capelli a dreadlocks. Alcuni credono che il peso del dreadlocks aiuti il chakra della corona ad aprirsi e l’energia cosmica a fluire a noi, tra noi e da noi.

Comunque, parlando in termini più “occidentali”, si può dire che i dread si prestino bene per qualsiasi pratica spirituale, in quanto esprimono assenza di vanità. Questo vale per le religioni abramitiche, dharmiche e taoiche. La scelta in questo senso è tra dread e testa rasata. È molto ironico che ai giorni nostri i dread siano un elemento che sembra esprimere vanità più che combatterla, e anch’io non posso dirmi innocente: mi piaccio molto di più con i dreadlocks.

Dreadlocks nei diversi continenti

Pare che i dread siano stati usati da popolazioni indigene ovunque, compresi i popoli pre colombiani in America e alcuni aborigeni in Australia. Si può dire che c’è traccia dell’uso dei dread fin dall’antichità, in tutti i continenti popolati dall’uomo. Ovvio, dato che i capelli si “lockano” da soli, con il tempo, a prescindere dall’etnia.

Rastafari Movement!

Passiamo alla parte più interessante: i Rastafariani. Perchè i Rastafariani spesso vengono descritti come “inventori” dei dread, e perchè spesso rivendicano la loro proprietà culturale esclusiva? Spesso si pensa che la storia dei dreadlocks inizi nell’ambito del Rastafarianesimo, ma come abbiamo visto non è corretto. Però, se non fosse per il movimento Rastafari non ci sarebbero così tanti dreahdead, al giorno d’oggi. Ma andiamo per ordine: cos’è il Rastafarianesimo?

Il contesto: breve storia della Giamaica

Il Rastafarianesimo è un movimento religioso nato in un contesto di colonialismo e schiavitù, nella Giamaica del secolo scorso. L’isola è infatti stata invasa e colonizzata poco dopo la scoperta dell’America, prima dagli spagnoli e poi dagli inglesi. I giamaicani che conosciamo adesso non sono i nativi della Giamaica. Gli spagnoli hanno decimato i giamaicani nativi, e pare che ne esistessero pochissimi (o addirittura nessuno) quando gli inglesi hanno cacciato gli spagnoli pochi decenni dopo, impossessandosi della Giamaica.

Ma se i nativi giamaicani si sono estinti entro il 1600, chi sono i giamaicani di oggi?

I paesi colonialisti hanno supportato per secoli il mercato di schiavi, per cui gli africani venivano rapiti e poi venduti come schiavi (gli inglesi erano tra i primi acquirenti), finendo in Giamaica e nelle altre colonie nel mondo. Durante il periodo del commercio di schiavi, tra i 10 e i 20 milioni di africani sono stati rapiti dalla loro terra, dalla loro casa e famiglia, gli è stato tolto il concetto di essere persone, e si stima che 600.000 di loro siano finiti in Giamaica. Il commercio di schiavi è stato abolito all’inizio del 1800, e la pratica della schiavitù in Giamaica è stata abolita ufficialmente nel 1834, però è rimasta in uso, attraverso manipolazioni e sotterfugi da parte degli inglesi, per almeno un altro secolo.

Storia dei dreadlocks su Dreadhead Italia: lavoratori della canna da zucchero in Giamaica, 1880
Lavoratori della canna da zucchero in Giamaica, 1880

Il Rastafarianesimo nasce in questo ambito, negli anni 30 del secolo scorso.

Cos’è il Rastafarianesimo

Il Rastafarianesimo è una religione Abramitica, quindi monoteista, con una sua interpretazione della Bibbia. Per i Giamaicani rappresenta una sorta di ponte spirituale con quel che viene considerato il fulcro del Mondo, il centro, l’utero di mamma Africa: l’Etiopia. Questo credo non era adottato solo dai Giamaicani, ma era incentrato tendenzialmente sul tema “ritorno all’Africa”. Quindi era perlopiù adottato da persone con origini africane che continuavano ad essere vittime di abusi razziali.

Storia dei dreadlocks su Dreadhead Italia: Bandiera dell'Etiopia
La bandiera dell’Etiopia. Riconosci i colori?

Il Rastafarianesimo si è diffuso in Giamaica negli anni 30 del secolo scorso, quando la dittatura inglese coloniale era ancora al potere. Questa religione ha offerto un punto d’appiglio, un riferimento e una fonte di forza a un popolo che stava vivendo secoli di abusi indicibili. Anche se non approfondirò nel dettaglio il Rastafarianesimo, è utile tenere a mente certi punti chiave:

Il Rastafarianesimo, inoltre, vede il re d’Etiopia eletto negli anni 30, Hailé Selassié, come un’incarnazione di Dio (“Jah”) e la seconda venuta di Cristo. Una curiosità: il vero nome di Hailé Selassié è Tafarì Maconnèn, e veniva chiamato anche “Ras” Tafari, con il termine Ras che vuol dire capo o principe: da qui il termine “Rastafari Movement” o Rastafarianesimo.

Rastafarianesimo e ganja

Secondo il Rastafarianesimo, Jah, ovvero Dio, risiede in piccola parte in ognuno di noi e fumare ganja rafforza la connessione con il divino. La presenza della ganja (cannabis, marijuana) è vista come essenziale dai “rastaman”, un modo per chiamare i Rastafariani (un modo direi sessista, dato che esclude le donne, ma ho l’impressione che il Rastafarianesimo sia tendenzialmente sessista come molte altre religioni abramitiche), e teoricamente viene assunta e condivisa in rituali comunitari, non in ogni momento della giornata. I Rastafari inoltre predicano contro le sostanze intossicanti come alcohol e droghe. Questo potrebbe confondere un po’ – perchè la ganja sì, e le altre droghe no? Vale la pena aprire una parentesi:

Domanda: se per “droga” si intende un intossicante dannoso per sé e per gli altri, potenzialmente mortale, è la cannabis una droga? Non dovrebbero l’alcol e la nicotina essere considerati di gran lunga più “droghe”? Se invece per “droga” si intende una sostanza illegale, allora sì, al momento in Italia la cannabis è una droga. Però non dimentichiamoci che le due cose sono ben diverse. La cannabis non è pericolosa, non rende le persone aggressive, non fa fare scelte mortali, non causa risse, non aiuta violenze sessuali. Non è difficile intuire perchè i Rastafariani la distinguono da “intossicanti”. La cannabis inibisce e tranquillizza, e nessuno è mai “morto di cannabis” come succede con alcol, nicotina e altre droghe. Se vi state chiedendo perchè allora è illegale in Italia, bè… ottima domanda, e congratulazioni: farsi domande su cose ritenute “ovvie” è il primo passo per attivare una mente critica.

Dreadlocks e reggae music

Il Rastafarianesimo promuove uno stile di vita più naturale possibile, quindi i capelli andrebbero lasciati crescere senza pettinarli. Pare che la cosa sia anche legata al passo della Bibbia relativo a Sansone, di cui tra l’altro Ras Tafari era considerato discendente. Questo spiega come mai i Rastafariani portino così orgogliosamente chiome di dreadlocks anche lunghissime, a simboleggiare la loro devozione al divino e alla loro causa. Senza che ancora lo sapessero, i Rastafariani stavano per investire un ruolo decisivo nella storia dei dreadlocks, ruolo che diventerà più chiaro negli anni 70.

La musica reggae è stata anch’essa pilastro della cultura giamaicana e una fonte di forza incredibile in tempi difficili. Spesso la musica reggae diffonde messaggi legati al Rastafarianesimo. La cosa bella è che la musica è uno strumento accessibile anche quando si è completamente impotenti di fronte alla violenza e agli abusi – non ci è ancora ben chiaro come, ma la musica è in grado di migliorare lo stato d’animo della gente in un attimo, quindi trovo geniale l’esistenza della musica reggae in Giamaica. Se si ascoltano i testi delle canzoni, non si può che provare un grande senso di stima per questi musicisti, che sembrano avere come missione il diffondere forza e positività (e una sorta di guida) a una popolazione che sta attraversando secoli di abusi inimmaginabili.

Lo stile “Rastafari” si diffonde nel mondo

Quindi, la musica reggae aveva una forza tale che si è diffusa globalmente. Negli anni 70 del secolo scorso il fenomeno Bob Marley è esploso, e ha raggiunto tutte le nazioni occidentali. Questo ha fatto sì che molta attenzione dall’estero – da paesi ricchi – si concentrasse sulle battaglie dei Giamaicani, supportando la loro causa.

Storia dei dreadlocks su Dreadhead Italia: Bob Marley
Copyright Eddie Mallin / CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)

Noi europei eravamo perlopiù estranei al Rastafarianesimo, ma la musica ha comunque influenzato molta gente, e ha diffuso alcuni dei messaggi veicolati: ad esempio, quel che conta è stare bene insieme, e stare in guardia dalla “babilonia”, ovvero dallo stile di vita occidentale, in cui tutto ruota attorno al denaro e a giochi di potere. Mica sbagliato!

La musica arrivava accompagnata dalle caratteristiche fisiche e comportamentali dei musicisti, che erano quelle tipiche della Giamaica e del Rastafarianesimo: il tricolore Rastafariano, l’atteggiamento rilassato, l’uso della ganja e i dreadlocks. Sempre più persone che apprezzavano la musica reggae hanno iniziato ad adottare le usanze dei Rastafariani, alcuni arrivando ad adottare il loro credo. I dreadlocks e i dreadhead in Italia hanno iniziato a chiamarsi “rasta”, perchè da noi (come in molti altri paesi) l’impennata nella diffusione dei dread è andata di pari passo a quella del successo della musica reggae.

Questo è un momento chiave della storia dei dreadlocks: dagli anni 70 ad adesso dread sono diventati uno statement, che sia politico, religioso o di stile. Sono stati adottati da autori, attori, atleti e musicisti in tutto il mondo, e tutti hanno contribuito ad allargare lo stile a più fasce di popolazione e universalizzarlo.

Oggi: i dreadlocks sono per forza “rasta”?

A 50 anni dall’esplosione del fenomeno BoB Marley, il Rastafarianesimo si è diffuso così tanto che in molti aderiscono senza avere alcuna discendenza diretta con l’Africa (anche se si potrebbe dire che siamo tutti originari dell’Africa). Esistono perfino alcuni Rastafariani Italiani. Quelli sì, va bene chiamarli “rasta”! Però, sempre più persone nel mondo scelgono di farsi i dread senza aderire minimanente al credo Rastafariano, e bisognerebbe distinguere tra dreadlocks e “rasta hair”, anche come segno di rispetto per i Rastafariani.

Forse, se non fosse per il il boom di Bob Marley 50 anni fa, oggi non avrei i miei amati dread, ma è difficile dirlo… Essendo i dread d’uso anche tra i seguaci di Shiva e altre culture, ed essendo una trasformazione naturale dei capelli, (ed essendo fantastici), penso che prima o poi si sarebbero diffusi lo stesso.

I miei dread non sono una dichiarazione politica né religiosa, e non li chiamerei “rasta”. Il mio primo blog post parla di questo, e anche uno dei miei primi video.

FONTI


close

Unisciti alla mailing list per ricevere le ultime notizie sul mondo dei dread!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *